Il sogno di Esaù

Prefazione di Marietta Salvo
Nota a margine di Cettina Caliò



 

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14.00

Iolanda Cuscunà non ha paura di guardare dentro gli abissi della contemporaneità, d’anima e di tempo.
Dopo aver chiuso il libro, la poesia continua a battere. Costruisce lingue pure, strade di sapere, sparge la novella. I suoi versi tengono dentro la bellezza che rende toccabile la speranza. Anche dove non dovrebbe esserci.

 

Dalla prefazione di Marietta Salvo

 

Il lamento di chi non ha mai avuto voce. Un racconto corale di Terra, Bestie e Acqua, ferite incontrovertibilmente per mano dell’uomo.
Nel solco dell’insegnamento e della parola poetica carica di giustizia sociale di Danilo Dolci, questo poema rappresenta un grido d’accusa, un monito e una profezia.
In uno scenario apocalittico che l’Antropocene sta rendendo sempre più verosimile, la poesia rimane allora l’unico luogo abitabile, l’ultima roccaforte di speranza.

Per chi | Per chi controlla ogni minuto l’orologio dell’apocalisse e chiude sempre il rubinetto mentre si lava i denti; per chi sogna città come parchi e odia il cemento dei parcheggi; per chi sa di essere parente degli altri esseri della Terra; per chi sa che libertà è partecipazione, ma anche responsabilità; per chi sa che amore e indignazione si dicono meglio in dialetto.

Iolanda Cuscunà | Sono nata in un’assolata mattina d’agosto a Catania. Vivo da sempre in questa città di lava e di mare che, pur con tutte le sue contraddizioni, mi ha legata a sé e a cui guardo con un misto di amore e rabbia. Dopo una laurea in Filosofia ho scelto d’intraprendere il mestiere di libraia e così vivo circondata da un universo di carta. La poesia mi ha incontrata adolescente e da allora non mi ha più abbandonata. Sono uscita allo scoperto con la raccolta “Tace l’umano”. Continuo a leggere e a scrivere.

 

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