Il corpo, i corpi, in tutto il libro diventano parola, i versi sono fisici, materia emanata dall’entità corporea che li deposita sul foglio bianco, proprio come la nascita descritta – o meglio, contenuta – nelle pagine, così come dal corpo è stato contenuto l’altro corpo, prima che nascesse. La maternità qui descritta è, ovviamente, descritta da una donna e, dunque, è decisamente nuova, come tutto novo è quanto viene detto del corpo di madre da quando le madri stesse hanno finalmente preso la parola e la vita diventa vita. Antiretorica, cioè, pure in questo tempo nostro rosicchiato.
Tempo che manca, che manca sempre. E noi che lo inseguiamo, pure noi manchiamo. A chi? A noi stesse, soprattutto, quando sbattiamo le porte in cerca dello spazio dove fare, del mondo, cosa che canta, semplicemente, attraverso di noi.
Dalla nota di Maria Grazia Calandrone
Essere donna è un moto transitivo che sperimenta la deflagrazione della metamorfosi. La lente della maternità rende ogni cosa straniera e inaudita, restringe e allarga. Il corpo della donna non è più il suo spazio. C’è un prima e un dopo.
Sull’orlo del pozzo, sole in una cattedrale senza posto per noi, alla ricerca perenne del giorno perduto, la maschera materna svuota l’anima e assolutizza l’esistenza.
Il corpo cruna si fa passaggio: da corpo contenuto a corpo sublimato. E dopo è tutto un chiedersi: chi siamo? Siamo ancora noi? Ancora siamo noi?
PER CHI | Per chi ha buttato tutti i mestoli e i grembiuli e ha pensato almeno una volta “a me non succederà mai”; per chi ha coperto tutti gli specchi per paura di non riconoscersi più; per chi dietro “Bimbi sani e belli” tiene un libro di Carla Lonzi; per chi sa che la maternità è piangere, sudare, abbracciare.
Maria Chiara Pelosi | Sono Sono nata a Cremona nel 1992, nella nebbia bianca di gennaio. A tredici anni ho letto “Il mondo di Sofia” e ho deciso che avrei studiato filosofia e così è stato: mi sono laureata alla triennale con Albert Camus e alla magistrale con Hans Blumenberg e la sua metaforologia. Quando ho iniziato a scrivere ero una bambina come tante, scoprivo piccole parti di mondo e ne immaginavo molte altre. Scrivo perché cerco un modo di abitare la vita.








Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.