Una lettura necessaria per chiunque voglia comprendere quanto sia urgente trasformare il modo in cui guardiamo alla salute femminile.
Sasha Damiani
Perché le donne e le persone con utero sappiano. Perché i familiari a colloquio con i medici possano fare le domande utili a sapere cosa sta succedendo e a immaginare i veli che coprono la verità per stracciarli. Questo libro va letto, e va diffuso, ne va non solo della libertà delle donne ma anche proprio della loro stessa vita.
Elisabetta Canitano
Non è normale ritrovarsi in un Pronto soccorso, in uno studio di ginecologia, in una sala parto e avere paura di fare domande. Non può accadere di ritrovarsi spaventate a chiedere ai medici cosa ci sta accadendo e cosa stanno facendo mentre mettono le mani nella nostra vagina, osservano le nostre ovaie, la nostra cervice. Mentre diamo alla luce un figlio o quando desideriamo farlo. Oppure mentre richiediamo una visita di routine, un contraccettivo, un aborto, una risposta a un dolore che non ha nome. Possiamo e dobbiamo essere più consapevoli delle cure che possiamo ricevere, di ciò che siamo libere di scegliere sui nostri corpi. Per le nostre vite. In una società che molto spesso non sa proteggere né rispettare le donne dobbiamo imparare a porgere, a noi stesse e a chi ha il dovere di assisterci, tutti gli interrogativi necessari. La violenza comincia dall’imposizione del silenzio e quando eventi ingiusti diventano “normali” ciascuna di noi perde ogni forma di libertà. Perdiamo la voce e diventiamo invisibili.
Ogni anno in Italia decine di migliaia di donne subiscono varie forme di violenza in qualche momento della loro vita, spesso durante la gravidanza, il parto e il post parto. Di queste forme di violenza e abuso se ne parla poco o nulla. Valentina Milluzzo ne ha subito le più tragiche conseguenze. Come lei, tante altre. Perché è successo e accade ancora.
Queste pagine sono state scritte con la volontà di liberare ogni singola voce, per non lasciare inespressi indignazione e dolore. L’unica possibilità che abbiamo è rompere il silenzio, raccontare, alzare la voce, denunciare. Anche per chi non ne ha la forza.
Anche per chi non può farlo più.
Per chi | Per tutte le persone con utero che a ogni visita medica si sentono in soggezione e non hanno il coraggio di fare le domande giuste; per quelle che ancora ripensano a quello che avrebbero dovuto dire o fare per il dolore fisico o anche solo il disagio che hanno provato in una struttura sanitaria; per quelle che hanno subito violenza ostetrica e per quelle che non sanno ancora che si chiama così.
Perché non si ripeta più un caso come quello di Valentina Milluzzo: questo libro è per tuttə noi.
Giorgia Landolfo | Catanese di nascita e vulcanica nell’animo, femminista, classe 1984. Carta e penna sono i suoi superpoteri ed è grazie agli articoli di Giuseppe Fava che si è appassionata all’informazione. Giornalista freelance, scrive e si batte per i diritti delle gestanti, la salute riproduttiva delle donne e le questioni di genere. Ha collaborato con diversi quotidiani, riviste e testate online, tra cui “Terra”, “Corriere del Mezzogiorno”, “Arabeschi”.
Mamma di Riccardo e moglie di Marco, insegna yoga in gravidanza e aiuta le donne a riconoscere e difendersi dalla violenza ostetrica.







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